Il gatto Siegfried, innamorato, scrive salmi, in lingua gattesca, sulle spalliere delle sedie, mentre Joseph si lascia coinvolgere a sua volta in una storia d’amore, prendendo in moglie la serba Elena Ducovici, bambinaia presso un barone, nonché uno dei pretendenti al trono di Serbia, rifugiatosi a nord del Danubio. Prima di sposarsi anche lui (con Elisabeth Pauline de Wied), il principe rompe bruscamente il legame con il dentista berlinese, nel tentativo di cancellare ogni macchia dal suo passato. Il figlio di Joseph e la figlia del principe nascono nello stesso periodo, e sempre allora viene al mondo un altro maschietto. Lontano dal palazzo reale e molto addolorato per la morte della piccola principessa Maria (di nemmeno quattro anni), Herr Strauss scopre con stupore che il figlio della puttana cieca, Petre, somiglia in modo impressionante all’uomo che siede sul trono. Il segreto è opprimente, ossessivo, e il dentista sceglie di prendersi cura di questo bambino senza che lo sappiano la propria moglie e gli amici. Tenta più volte di arrivare al principe per confidargli il segreto, ma non ci riesce. Quando alla fine si rivedono, sul fronte, alla vigilia di una battaglia della grande guerra contro i turchi, Herr Strauss preferisce tacere.
In una Bucarest che, nel bene e nel male, ha adottato qualcosa dell’aspetto di città occidentale e che è appena uscita da sotto il caftano del sultano, il matrimonio di Joseph ed Elena si sfascia come dopo una tempesta devastatrice. La serba abbandona il dentista, convinta che Petre sia suo figlio illegittimo e che Linca sia la sua amante. Herr Strauss cade preda dell’alcool e ha un tentativo fallito di suicidio. Il 10 maggio 1881, quando Carol I viene incoronato re di Romania, il gatto Siegfried riesce, con un nuovo miracolo, l’ultimo, a far fare pace ai suoi padroni e a chiarire le cose.
In I giorni del re, l’amore e l’amicizia, con le loro svariate facce, attraversano l’ultima metà del XIX secolo romeno.












